Scoprire Roma: il genio visionario di Francesco Borromini

Francesco Borromini è stato uno dei principali architetti operanti a Roma nella prima metà del Seicento. Nato in Svizzera presso Bissone, villaggio del Canton Ticino, ancora prima di compiere 10 anni venne inviato dal padre a Milano per fare apprendistato presso le maestranze milanesi.
Negli anni successivi, Borromini (cognome con cui ha firmato le sue opere, in realtà si chiamava Francesco Castelli) si trasferì a Roma, dove nel giro di poco tempo riuscì a diventare uno dei punti di riferimento nel proprio campo. Prima di diventare architetto vero e proprio, il Borromini proseguì nella sua formazione al fianco di Leone Garove prima e Carlo Maderno poi. In occasione della fabbricazione di palazzo Barberini lavorò al fianco di Gian Lorenzo Bernini, con cui in seguito ebbe una collaborazione tanto importante sul lato artistico quanto conflittuale dal punto di vista personale.
Fu lo stesso Bernini a essere determinante nella nomina del Borromini ad architetto presso la Sapienza.
Da qui in avanti ha inizio la leggenda del Borromini architetto, uno dei principali esponenti dell'architettura barocca, anche se prima di ricevere l'investitura ufficiale il giovane artista nativo di Bissone ebbe il tempo di iscrivere la propria firma in uno dei capolavori della storia artistica di Roma, vale a dire il baldacchino di San Pietro.

Il baldacchino di San Pietro
Il baldacchino di San Pietro può essere considerato come la prima opera a cui lavorò attivamente Francesco Borromini come protagonista principale e non in qualità di semplice apprendista, come era stato negli anni che anticiparono il fortunato sodalizio artistico con Gian Lorenzo Bernini.
Inserito all'interno della basilica di San Pietro, simbolo di Roma e punto di riferimento del mondo cristiano, il baldacchino di San Pietro è oggi l'opera in bronzo più importante appartenente alla scultura barocca romana.
Nonostante sia passata alla storia come opera del Bernini, in realtà è evidente la partecipazione del Borromini nella voluta delle colonne del baldacchino stesso. In poco tempo, il genio del Borromini pervase Roma in numerose creazioni, ancora oggi ammirate da milioni di turisti in visita nella capitale italiana.


Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane
La chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane è la prima opera che vede Francesco Borromini mettersi in proprio. La realizzazione dell'edificio religioso dedicato a Carlo Borromeo (importante cardinale di Milano canonizzato dalla chiesa cattolica nel 1620) gli venne commissionata dai Trinitari Spagnoli. Nonostante lo spazio esiguo, il Borromini riuscì a realizzare la chiesa e il convento commissionategli dai Trinitari. Per via delle sue ridotte dimensioni, l'opera è anche conosciuta volgarmente come la chiesa di San Carlino.
A completare la realizzazione della chiesa fu il nipote del Borromini, morto suicida nel 1667 per poi essere sepolto non nella cappella a lui destinata all'interno della cripta ma nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.
L'edificio religioso dedicato alla memoria di San Carlo Borromeo sorge nell'odierna via del Quirinale e fa angolo con via delle Quattro Fontane, nome che poi è andato ad aggiungersi accanto a chiesa San Carlo.

Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza
La opus magna - come è stata ribattezzata dagli studiosi dell'arte - dell'architetto Francesco Borromini fu la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza. Così come per la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, il noto architetto dovette fare i conti con margini di manovra assai ridotti, ancora più ristretti rispetto a quelli dell'edificio religioso posizionato in via del Quirinale.
Il Borromini, durante il pontificato di Papa Urbano VIII, portò a termine il complesso del Palazzo della Sapienza, sede della nota Università romana, a cui aggiunse la chiesa di Sant'Ivo, inserendola all'interno del cortile.
La struttura è anche la traduzione architettonica dell'emblema araldico della potente famiglia Barberini: l'ape. Essa è presente non soltanto nella pianta della chiesa ma anche nella spirale della lanterna, rappresentata sottoforma di pungiglione. Ai giorni nostri, la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza è nota come una delle più belle chiese di stile barocco di tutta Roma.

Il fulgore artistico durante il pontificato di Innocenzo X
La salita al soglio pontificio di Innocenzo X dopo Urbano VIII segnò l'oblio della famiglia Barberini e al contempo del Bernini, mentre presero sempre più forza le quotazioni del Borromini, il quale intervenne in numerosi lavori durante il pontificato di Innocenzo X.
In questo periodo, l'architetto di Bissone progettò numerosi lavori, poi mai realizzati, tra cui la costruzione di una fontana e di un palazzo nella celebre piazza Navona. Non solo, il Borromini studiò il rifacimento della basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale della diocesi di Roma e la più antica basilica del vecchio Continente. In concreto, Francesco Borromini intervenne in maniera importante su Palazzo Propaganda Fide, laddove vi erano dei lavori già realizzati in precedenza dal suo rivale, Gian Lorenzo Bernini (il quale abitava proprio di fronte a Palazzo Propaganda Fide). Quest'ultimi - su decisione dell'architetto in grazia alla nuova corte papale - vennero distrutti, per poi essere sostituiti dalla cappella dei Re Magi.
Gli interni della cappella - ironia della sorte - sono oggi popolati dai dipinti realizzati per la cappella del Bernini, ricollocati qui in un tempo successivo alla morte del Borromini.

Presso Palazzo Propaganda Fide, il Borromini fu impegnato anche nella realizzazione di una spettacolare facciata, ritenuta dagli esperti tra le più belle mai realizzate dall'architetto e catalogabile ad oggi nella corrente artistica del barocco, di cui Francesco Borromini fu uno dei massimi esponenti.
Infine, l'artista originario di un villaggio del Canton Ticino finì di completare la chiesa di Sant'Agnese in Agone, stravolgendo il precedente piano architettonico voluto da Carlo e Girolamo Rinaldi. Dell'edificio religioso situato in piazza Navona, oggi tutti ammirano la cupola, opera stessa del Borromini, a cui l'architetto donò una forma profondamente verticale anziché statica, come previsto dai precedenti due artisti a cui succedette.
Fu questo uno degli ultimi lavori a cui Francesco Borromini prese parte, prima di cadere in disgrazia dopo la morte di Papa Innocenzo X e l'arrivo di papa Alessandro VII, che segnò il ritorno da protagonista del Bernini.

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07/01/2019
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