Via Veneto, dalla Dolce Vita a La grande bellezza

Passeggiare per le strade di Roma regala sempre la sensazione di camminare in un set cinematografico. Anche oggi che Cinecittà conosce una stagione di ombre e di incertezza, Roma sembra non aver perso il suo fascino, grazie alla straordinaria ricchezza del suo patrimonio artistico, che è davvero inesauribile. Per visitare Roma non basta una settimana, e forse neanche una vita intera, se è vero che agli stessi romani ogni tanto capita di scoprire una fontana, uno scorcio, una chiesa di cui non conoscevano l'esistenza.

La Dolce Vita, quella che gli spettatori di tutto il mondo hanno ammirato nella pellicola di Federico Fellini del 1960, non esiste più, ma i luoghi sono rimasti gli stessi, del resto Roma è eterna. Ma andiamo per ordine. Se non vi va di prendere a noleggio una bicicletta o un segway per percorrere via Veneto (ormai capita sempre più spesso di vedere i turisti in giro su queste bighe moderne), vi consigliamo di fare una passeggiata partendo da dove comincia la mitica strada immortalata da Fellini.

Dove nasce via Veneto, Porta Pinciana

Da Porta Pinciana nasce via Veneto. Porta Pinciana, tra le porte romane, è quella che ha mantenuto più di tutte l'aspetto che aveva quando fu costruita nel 403 d.C., l'arco centrale in travertino è ancora quello originale. La porta ha cambiato nome diverse volte, c'è stato un tempo in cui fu anche detta "Porta Belisaria", dal nome di Flavio Belisario, il generale bizantino che fece restaurare le Mura Aureliane. La leggenda vuole che un giorno l'imperatore Costantino ordinò la cecità di Belisario. Così fu. Il generale bizantino, accecato per ordine dell'imperatore, cadde in disgrazia e iniziò a mendicare la carità dei romani proprio davanti alla Porta Pinciana, dove rifulse la sua gloria militare, quando vi stabilì il suo quartier generale durante l'assedio di Vitige.

Via Veneto

Eccoci dunque in via Vittorio Veneto. La via commemora la vittoria degli italiani contro gli austriaci a Vittorio Veneto, con cui si concluse la Prima guerra mondiale. Si tratta di una strada lunga qualche centinaio di metri che unisce piazza Barberini a Villa Borghese. Ai tavolini dei bar sedevano letterati come Ungaretti e Cardarelli. Ma la via Veneto di Federico Fellini fu letteralmente inventata dal regista riminese; era il salotto dove gli attori del cinema e i personaggi del jet set romano venivano immortalati dal celebre fotografo Rino Barillari, battezzato da Fellini "paparazzo", in scatti fotografici rimasti nella storia.

Era l'epoca in cui i divi di Hollywood sbarcavano a Roma e giravano i loro film a Cinecittà. Ma prima di loro, prima della fascinazione collettiva causata dal cinema, quei tavolini erano stati il centro della vita intellettuale di Roma. Nel triangolo tra Rosati, Doney e il Café de Paris bazzicavano Cardarelli, Brancati in cappotto nero e bombetta, Corrado Alvaro, un giovanissimo Eugenio Scalfari, Pasolini, Moravia, Malaparte con al guinzaglio un alano, Vittorini e Gassman. Questa era la vita di Via Veneto, una vita intellettuale che dopo la pellicola di Fellini sarebbe diventata "dolce", melliflua e forse un po' artificiale, se è vero che il cinema è illusione e la via Veneto del film era in realtà stata ricreata da Piero Gherardi negli studios di Cinecittà.

Dopo il 1960 e il grande successo della pellicola, arrivarono i turisti che obbligarono gli intellettuali a spostarsi altrove. Ennio Flaiano, che scrisse il copione del film di Fellini, guardando i turisti che cercavano i personaggi famosi pronunciò la celebre frase: "Vedi quelli? Credono di essere noi".

Via Veneto oggi

Oggi via Veneto ospita hotel di lusso, come l'Excelsior e il Marriott, e locali che trovi in tutto il mondo, come l'Hard Rock Café. I bar non sono più affollatissimi come negli anni '50. Ma se vi fa piacere, prendete un caffè seduti ad un tavolino, chiudete gli occhi e per un momento immaginate di trovarvi nel cuore della Dolce Vita che fu, sognare non costa nulla...

Se via Veneto sarà probabilmente ricordata per il "vortice della mondanità", citando una battuta di Jep Gambardella, personaggio inventato da Paolo Sorrentino ne "La Grande Bellezza", non si può negare che lungo il suo percorso ci siano anche edifici storici di pregio: la fontana delle api, realizzata dal Bernini nel 1644, omaggio allo stemma araldico della famiglia Barberini; e lo storico Palazzo Margherita, dove andò ad abitare la regina Margherita di Savoia dopo la morte di Umberto I. Dal 1931 è sede dell'Ambasciata degli Stati Uniti.

Sempre lungo il tragitto troverete Santa Maria della Concezione. Si tratta di una chiesa seicentesca voluta da Antonio Barberini, fratello di Urbano VIII. La chiesa dei cappuccini è famosa per l'ossario e per la nomea di uno dei suoi frati, fra' Pacifico. A Roma era famoso per il dono di saper predire i numeri vincenti al lotto. Davanti al portone del convento i romani si assembravano per aspettare che il frate si affacciasse per dare i numeri. Gregorio XVI si adirò, anche perché quelle ripetute vincite stavano svuotando le casse vaticane. Fra' Pacifico dunque venne allontanato dal convento e il racconto ha un epilogo straordinario: giunto a piazza del Popolo il frate espresse il suo pensiero: "Roma, se santa sei, perché crudel se' tanta?" Domandò un po' retoricamente, e poi concluse: "Se dici che se' santa, certo bugiarda sei". I romani presenti all'episodio giocarono una cinquina ispirata da quelle parole. I numeri erano 66, 70, 16, 60 e 6. Il lotto pontificio fu sbancato.

E alla fine... piazza Barberini

Eccoci alla fine del nostro breve viaggio. Via Veneto, come un fiume, sfocia in una delle piazze più belle di Roma. Proprio alla famiglia Barberini è dedicata l'omonima piazza, dove campeggia la splendida fontana del Tritone, anch'essa opera del Bernini. La progettazione del palazzo fu iniziata da Carlo Maderno nel 1625 e terminata nel 1633 dal Bernini; Borromini invece disegnò le finestre e la parte posteriore dell'edificio, che oggi ospita un museo dove sono esposti quadri di artisti come Tintoretto, Raffaello, Tiziano, El Greco e Caravaggio. All'interno potrete ammirare gli affreschi raffiguranti il Trionfo della Divina Provvidenza, di Pietro da Cortona.

Fino a qualche secolo fa da questa piazza partiva il "Trionfo delle Fragole": calessi e carri agricoli viaggiavano in direzione di piazza della Rotonda, ingombri di fragole fresche, decorazioni floreali e la statua di S.Antonio.

Giunte a destinazione, le cosiddette "fravolare" ballavano danze popolari come la tarantella e il saltarello, distribuendo fragole fresche.

Una delle tante tradizioni popolari che non ci sono più. Buon viaggio!

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13/11/2017
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