Scoprire Roma: Caravaggio a Roma un itinerario gratuito alla scoperta dei suoi capolavori

Michelangelo Merisi da Caravaggio, il grande artista lombardo vissuto a cavallo tra due secoli (Cinquecento e Seicento) è stato paragonato dai critici ad una sorta di eroe omerico al contrario, il lato più oscuro di Ulisse, un uomo tormentato, la cui vita fu una vera odissea tra viaggi e fughe rocambolesche, eccessi e vizi che lo portarono in giro per il mondo.
Non per arrivare da qualche parte come Ulisse, bensì per fuggire, spesso da se stesso, dalla sua solitudine, dalla sua indole collerica e rissosa che il più delle volte ha contribuito a farlo vivere ai margini della società. Era un uomo solo che si circondava di ubriaconi, prostitute, ladri e zingari, la sua fonte di continua ispirazione. Al di là della sua vita sregolata, infatti, è innegabile che il Caravaggio fu un vero genio che aveva trovato nella pittura l’unica ragione di vita e che lo appagava completamente. Proprio per la sua esistenza avventurosa che lo ha portato a viaggiare molto, i suoi dipinti si trovano un po’ ovunque, in Italia ed all’estero.
Da giovane, subito dopo la morte della madre avvenuta nel 1590, Michelangelo si trasferì a Roma. Era poco più che ventenne. In quel periodo Roma era pervasa da un forte mecenatismo che si spandeva alle famiglie patrizie ed ai nobili con forti legami con la corte del papa. Un ambiente certamente non consono all’indole del pittore che, infatti, nei suoi primi anni in città visse in condizioni di povertà. Nel 1595 incontrò il Cardinale Francesco Del Monte che, avendogli accordato il suo favore, lo fece uscire dall’anonimato. Da quel momento grazie al suo genio ed ai suoi dipinti innovativi, sconvolse il mondo dell’arte, del clero e degli intellettuali romani con una fama che aumentava parallelamente agli scandali in cui veniva puntualmente coinvolto. Fino al 1606, anno in cui Caravaggio fu costretto a cominciare la sua odissea a causa di un omicidio commesso contro Ranuccio Tomassoni da Terni; fuggì da Roma per evitare l’arresto cercando asilo a Napoli, sotto un altro governo.
Durante il suo soggiorno a Roma, a Caravaggio vennero commissionate molte opere. Alcune di queste sono custodite nei musei, altre sono visitabili gratuitamente presso le chiese del centro storico della città; se poi siete particolarmente curiosi potete fare una passeggiata per cercare la casa dove egli abitò ed alla quale sono legati alcuni aneddoti. Andiamo a scoprire insieme un interessante percorso a piedi sulle tracce di Caravaggio.

Prima tappa: Basilica di Santa Maria del Popolo
Partite da questa basilica ubicata a piazza del Popolo, raggiungibile facilmente da qualunque zona di Roma, grazie alla presenza della vicina fermata della metropolitana Linea A - fermata Flaminio. Nel 1600 il pittore ebbe una commessa molto importante da parte del tesoriere di papa Clemente VIII, per la realizzazione di due dipinti da posizionare nella cappella di Santa Maria del Popolo. I soggetti dovevano riguardare "la Crocifissione di San Pietro" e "la Conversione di San Paolo". Le prime versioni dei dipinti furono rifiutate mentre quelle successive venero accettate e collocate dove si trovano ancora oggi. Poiché Pietro e Paolo rappresentano le colonne sulle quali si basa la chiesa cattolica, Caravaggio nei suoi dipinti non lascia alcuno spazio all’ambientazione, concentrandosi solo sui personaggi. Nella Crocifissione egli non indugia sul tema della morte, a lui molto caro e spesso rappresentato in ogni dettaglio, quanto piuttosto sul contrasto fra il lavoro compiuto dagli esecutori, mettendo in evidenza il loro sforzo fisico, e l’abbandono del corpo di San Pietro.
Da osservare il volto del Santo, rappresentato come un semplice vecchio al quale viene imposto un assurdo martirio e sul quale vi è un’espressione di totale sottomissione al dolore. L’oscurità che avvolge le figure è una prerogativa del pittore che la utilizza per mettere in evidenza le figure che emergono grazie alla luce. Nella Conversione di San Paolo, affiora una serena accettazione, da parte di Saulo, di questa sua condizione; le braccia aperte sono il fulcro del dipinto, protese verso la luce divina in un tentativo di abbracciarla, senza la reale presenza di Cristo e dell’angelo, (come nella prima versione della collezione Odescalchi) la cui presenza in questo caso è solo intuibile.

Seconda tappa del tour: Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio
Per proseguire il tour prendete via di Ripetta e, superata l'Ara Pacis, giungete a piazza Borghese; qui nelle vicinanze si trova quella fu la casa romana di Caravaggio dal 1603 al 1605, come è stato appurato da una lunga ricerca sui documenti dell’epoca. L’abitazione, un edificio cielo-terra di proprietà di una certa Prudenzia Bruni, si trovava in vicolo San Biagio ora vicolo del Divino Amore (una stradina che collega piazza Borghese a via dei Prefetti) forse all’attuale civico 19 che sembra corrispondere totalmente alla descrizione dell’antico edificio, composto da due piani, con tracce di un cortile, di un pozzo e di un piccolo orto.
L’importanza della localizzazione della sua casa sta nel fatto che la proprietaria accusò Caravaggio di aver divelto il soffitto della sua abitazione per poter far filtrare la luce necessaria a dipingere i quadri e ciò sarebbe di notevole rilievo per un approfondito studio sulle sue tecniche pittoriche e sull’uso delle fonti di luce. Lasciate vicolo del Divino Amore, giungete a via dei Prefetti, a sinistra per Piazza campo Marzio e a destra per via dei Portoghesi e proseguite a sinistra per via dei Pianellari. Arrivate così alla seconda tappa del tour, la Basilica di Sant’Agostino, dove si trova il famoso dipinto "Madonna dei Pellegrini". Esso suscitò numerose critiche, sia perché i pellegrini al cospetto della Madonna erano raffigurati con i piedi infangati e sporchi sia perché la Vergine è stata ritratta come una normale popolana affacciatasi all’uscio con il suo bambino in braccio. Ma ciò che fece davvero scandalo fu la modella, con ogni probabilità una certa Lena, amante di Caravaggio ed ex prostituta.
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Terza tappa: San Luigi dei Francesi
Lasciate la basilica di Sant’Agostino, girate a destra per via della Scrofa e giungete a Piazza San Luigi dei Francesi dove si trova l’omonima chiesa che custodisce ben tre dipinti dell’artista. Essi furono il risultato della prima commessa importante avuta a Roma, per la Cappella Contarelli.
La "Vocazione di San Matteo" si rifà ad un episodio degli Atti degli Apostoli nel quale Matteo, intento a contare denaro, viene chiamato da Cristo, il cui gesto imperioso è accompagnato da un fascio di luce. Il secondo dipinto è il "Martirio di San Matteo" nel quale il soldato etiope si avvicina al santo, già a terra, per impedirgli di fare propaganda religiosa. Tutti i personaggi si allontanano inorriditi, quasi spinti da una forza invisibile mentre solo l’angelo si avvicina a San Matteo con la palma del martirio. In "San Matteo e l’Angelo" viene mostrata l’ispirazione del santo da parte dell’angelo. Notate le mani di questo, nell’atto di enumerare e lo sgabello sul quale poggia il ginocchio di San Matteo, in posizione instabile a sottolineare la sua meraviglia davanti a quella visione.

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11/03/2019
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